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Biografia di Fiorella Banfi

Fiorella Banfi, in arte Fiore, cresce in un ambiente familiare artistico, il padre, pittore formatosi a Brera, le dà le prime nozioni e l’avvia alla carriera artistica.

Artista autodidatta, fa il primo incontro con il pittore Alberto Borroni e ne apprende la tecnica. Frequenta l’Associazione “Fare Arte” del pittore Vanni Saltarelli, dove impara a gestire il suo forte senso del colore e la conoscenza delle forme. Negli anni, ha sperimentato modo e temi molto vari, sempre più intriganti, costruiti con colpi di pennello improvvisi ma guidati dall’intelligenza dell’artista. Dopo una lunga ricerca e conoscenza del corpo umano, la pittrice rafforza l’espressività dei volti e dei corpi tramite colori accesi e partecipazione carnale. Esprime così il desiderio di essere amati, come ella stessa afferma coi i titoli delle sue opere. I suoi volti languidi, seriosi e altri ebri di gioia della vita, inducono l’osservatore a scrutare con avida curiosità se fra questi emerge un soggetto più malizioso o a somiglianza di un amore ormai sfuggito. Si, perchè in ogni opera si scorge una storia nuova e diversa da non potersi identificare in nessuna delle sue numerosissime composizioni. L’artista è molto apprezzata come dimostrano i vari premi e riconoscimenti ottenuti nelle varie manifestazioni pittoriche. La sua ricerca è in continua evoluzione con prospettive sempre più mirate alla valorizzazione del proprio segno e del cromatismo che già pervadono la sua produzione artistica.

Alberto Maiorino

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Dicono di me…

Nulla è solo luce, questo sembra essere il filo conduttore di Fiorella Banfi, che attraverso le sue opere ci conduce per mano nei meandri sconosciuti della psiche umana, avvalendosi di un palcoscenico straordinario, sul quale sono dipinte immagini e colori che all’apertura del sipario, regalano allo spettatore un’emozionante sensazione di profondità della natura umana nello spettacolo della vita. I suoi quadri divengono protagonisti, in particolar modo gli originali volti dagli sguardi profondi, muti e silenziosi, sembrano districare con cautela e pazienza, la trama dell’opera, affinchè l’ignoto si riveli, l’indefinibile si trasformi in realtà, osannati da un applauso di riconoscimento. Tutto ciò che non si vede, non vuol dire che non esiste, sembra voler comunicare l’artista, senza proferir parola alcuna, avvalendosi solo di quel silenzio interiore che guida la sua mano sulla tela, intenta a rendere quel “non visibile”, un opera d’arte che permetterà a ciascun osservatore, di vedere il proprio riflesso in un mondo a volte sconosciuto. Attraverso l’occhio vigile di chi sa guardare, percepire, scrutare, Fiorella vede ciò che per gli altri è recondito, capta ciò che per gli altri è difficile e dona, a chi sa comprendere, la sua magnifica capacità comunicativa attraverso l’immaginario, di quel mondo incomunicabile altrimenti. Le sue immagini ci rivelano dunque, ciò che le parole sanno nascondere, sembrano voler affermare con certezza assoluta, che è proprio quando la bocca tace che tutto ha una voce, solo in assenza di parole si può trovar la vera essenza. Nei suoi quadri emerge tutto lo splendore di quest’artista, in alcune delle sue tele, le immagini proiettano la molteplicità delle identità umane, dove ciascuna sembra vibrare, sino a voler diventare melodia, musica, armonia pace, ma anche rumore, caos, se inascoltate. Sembra porre l’attenzione al turpiloquio interiore, a quel luogo oscuro e ristagnante, un angolo dell’anima fatiscente e fastidioso allo stesso tempo, dove c’è comunque nutrimento, ma celato sotto mentite spoglie. E’ proprio là che il dolore si nasconde, dove la ferita è sanguinante, dove l’anima urla a squarcia gola, proprio là, dove manca un passo all’abisso, ma anche un passo verso l’infinito, poichè ogni parte più intima sa che potrà diventare la Fenice in grado di risorgere verso l’essere, lasciando finalmente quell’esistere vuoto. Nulla è mai ciò che affare, nulla è come è, tutto ha un’altra parte oscura e indecifrabile. Nell’ombra giace il vero potere personale, la forza, la creatività, la passione, le pulsioni, gli istinti. Tutto questo è racchiuso simbolicamente nella mescolanza e nella combinazione dei colori accesi, nelle immagini forti, nel rosso predominante, che inneggia ad essere visto, compreso, mai allontanato, poiché tutto potrà trasformarsi in vita. L’artista attraverso le sue opere fa riflettere sulla natura dell’uomo, maledetta e benedetta allo stesso tempo, le due parti di un’unica medaglia, sempre in guerra, che cercheranno con dolore ed insistenza il loro confine, quella netta divisione, che mai sarà possibile se il viaggio ha un senso quando la metà è equilibrio ed integrazione. Dall’altra parte, l’artista sa donare anche la parte sublime, la parte celestiale della natura umana, quella parte attraverso la quale è possibile un collegamento all’infinito, alla parte divina, all’essere superiore. Nel suo quadro “Avatar”, lo sguardo volge diretto, l’urlo è stato ascoltato e pronto ad essere trasformato in un sorriso, quello dell’anima quando ritrova la strada. E così, l’artista ne fa dono agli altri, divenendo il grande mediatore tra l’universo infmito e l’umana specie.

Stella Giacumbo 

Fiore e Luca a Palazzo Branda

Con un intervento di grande spessore culturale del prof. Rolando Bellini – già curatore museale di Palazzo Branda e MAP, presidente della Biennale di Firenze e docente dell’Accademia di Brera – è stata inaugurata domenica 11 giugno nelle sale espositive di Palazzo Branda la mostra degli artisti Fiore e Luca di Castiglione.

Le opere degli artisti Luca di Castiglione e Fiore in mostra nella suggestiva camice di Palazzo Branda

E’ stata inaugurata domenica 11 giugno a palazzo Brandala mostra, “Interpretazioni d’Arte”. L’esposizione raccoglie le opere dell’artista castiglionese Luca Garofalo, in arte Luca di Castiglione, e dell’artista Fiorella Banfi, in arte Fiore. Due artisti autodidatti, amici che decidono di esporre le loro opere insieme per dar vita ad una mostra che connette lo stile rinascimentale di Luca di Castiglione allo stile contemporaneo di Fiore in un connubio perfetto. Volti, persone, corpi e paesaggi sono rappresentati magistralmente dai due artisti che con la loro tecnica e l’uso sapiente dei colori ne sanno esaltare e comunicare le emozioni. La mostra allestita nelle sale espositive di Palazzo Branda sarà visitabile fino a domenica negli orari di apertura al pubblico del museo civico.